Non è vero ...

 

Non è vero che si scrive sempre 

per qualcuno, per gli altri.

Si scrive anche per se stessi, per

andare in profondità a cercare la 

parte più vera, quella fragile, 

quella difettosa, quella che fa 

paura.

Si scrive per restare in equilibrio 

sulle righe dei pensieri, per 

trovare un centro, per cercare 

risposte, per vedere le contraddizioni.

Per ritrovarsi interi dopo un 

percorso che non finisce mai alla 

fine del foglio, ma continua tutto

nella testa, negli occhi e si adagia 

sul cuore. 

Ci sono le distanze, quando si 

pensa. 

Ma quando si scrive ,bisogna 

avvicinarsi, accorciare le distanze, 

abolirle, sentire le vene pulsanti 

dei corpi vivi, su questi spazi 

bianchi

Le mie serate preferite... Il silenzio 
 
e un libro.
 
 
 
 







 
 Prefazione del libro:

 
È il 1327. Il giorno di Ognissanti, quattro bambini si allontanano di nascosto dal priorato di Kingsbridge e nella foresta assistono per caso all'omicidio di due uomini. Da allora le vite di questi ragazzi – un piccolo genio, un bulletto, una adruncola e una ragazzina dalle grandi ambizioni – saranno indissolubilmente egate tra loro e, una volta adulti, conosceranno amore, avidità, ambizione e vendetta. Vivranno momenti di prosperità e carestia, malattia e guerra. Dovranno fronteggiare la più terribile epidemia di tutti i tempi: la peste. Uno di loro viaggerà per inseguire un amore impossibile e un'altra sfiderà il potere della Chiesa. Ma su ciascuno resterà l'ombra dell'inspiegabile omicidio di cui sono stati testimoni in quel fatidico giorno della loro infanzia. Dopo "I pilastri della terra", Ken Follett ambienta "Mondo senza fine" due secoli dopo la costruzione della cattedrale di Kingsbridge, sullo sfondo di un lento ma inesorabile mutamento che rivoluzionerà le arti e le scienze. I secoli bui sono alle spalle e si cominciano a vedere i primi bagliori di una nuova epoca.
 
 
 
 
 

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